BYD in Italia: dalla notorietà alla fiducia del consumatore

Autore: Andrea Degregori
Data: 017-07-2026

Una ricerca quantitativa su 294 rispondenti, di cui 278 casi completi utilizzati per la cluster analysis, mostra che BYD è già entrata nel panorama dei marchi considerati dai consumatori italiani. Per trasformare l’interesse in scelta d’acquisto, però, il marchio deve rafforzare la fiducia e rendere più credibile l’esperienza post-vendita.

Introduzione

L’ingresso dei marchi cinesi nel mercato automobilistico europeo e italiano non è più un fenomeno marginale. La transizione elettrica, l’aumento dei prezzi e la centralità crescente di batterie e software stanno cambiando gli equilibri competitivi e il modo in cui i consumatori valutano l’acquisto di un’auto.
Tra questi marchi, BYD è uno dei casi più interessanti. Il brand è entrato nel mercato italiano con una proposta ampia: auto elettriche, modelli plug-in hybrid e dotazioni ricche. Il posizionamento punta soprattutto sul rapporto tra prezzo e contenuto tecnologico. Il suo consolidamento, però, non è automatico. Il consumatore italiano resta selettivo e l’ingresso di un nuovo marchio richiede riconoscibilità, credibilità e rassicurazione.

Il punto centrale è capire se BYD sia già entrata nel set di valutazione dei consumatori italiani e quali condizioni possano trasformare questa presenza iniziale in una reale possibilità di scelta.

Obiettivo della ricerca

La ricerca analizza le condizioni che possono favorire l’ingresso di BYD tra le opzioni considerate dal consumatore italiano. L’attenzione non si limita alla notorietà del brand, ma si concentra sul passaggio dalla conoscenza iniziale a una valutazione concreta, tenendo conto sia delle percezioni verso BYD sia del più ampio scenario dell’elettrificazione.

Per approfondire questi aspetti è stato costruito un questionario quantitativo rivolto a rispondenti italiani. L’indagine ha considerato cinque aree principali: il ricordo spontaneo dei marchi elettrificati, i criteri di scelta dell’auto, l’esperienza con il veicolo attualmente utilizzato, l’apertura verso l’elettrico, il plug-in hybrid e i marchi cinesi, e infine la conoscenza e la consideration specifica di BYD.

Prima di analizzare nel dettaglio la notorietà del brand, è utile osservare il contesto decisionale in cui BYD si inserisce, considerando quali alternative i consumatori dichiarano di poter prendere in considerazione per il prossimo acquisto.

Il plug-in hybrid come porta d’ingresso

L’apertura verso le alternative di acquisto mostra un dato chiaro: il plug-in hybrid è l’opzione più considerata dal campione, con il 59,1% di risposte positive. Seguono l’auto di marca cinese, con il 58,8%, e il full electric, con il 47,0%.

Questi risultati non indicano un rifiuto dell’elettrificazione, ma la ricerca di una soluzione percepita come più flessibile. Il plug-in permette di utilizzare la componente elettrica nei tragitti quotidiani, mantenendo al tempo stesso il motore termico per le percorrenze più lunghe o per le situazioni in cui la ricarica non è immediatamente disponibile.

Figura 1. Il plug-in hybrid raccoglie la quota più alta di risposte positive. Il full electric, pur rilevante, appare più polarizzante.

È uno scenario nel quale BYD sta riuscendo a muoversi con particolare efficacia. I risultati di mercato del 2025 mostrano infatti che il marchio ha già ottenuto visibilità sia nel plug-in hybrid sia nell’elettrico puro. Seal U DM-i risulta il modello PHEV più immatricolato in Italia, mentre Dolphin Surf si colloca tra i modelli BEV più immatricolati.

La gamma di veicoli plug-in DM-i consente a BYD di intercettare consumatori interessati all’elettrificazione, ma ancora attenti alla flessibilità d’uso. Il full electric, invece, può incidere meno sulle vendite immediate, ma resta importante per rafforzare l’immagine tecnologica del brand. Il posizionamento si costruisce così su un equilibrio tra praticabilità commerciale e innovazione.

BYD è visibile, ma la familiarità resta incompleta

La presenza raggiunta da BYD in Italia è significativa, soprattutto considerando che il marchio è entrato nel mercato nazionale solamente nell’estate 2023. Per questo, oltre ai risultati commerciali, è interessante capire quanto il brand sia effettivamente conosciuto dai consumatori italiani.

Il primo segnale arriva dal ricordo spontaneo. Nel segmento delle auto elettriche, BYD risulta seconda soltanto a Tesla. Anche nel plug-in hybrid si colloca al secondo posto, dietro Toyota, ma viene citata meno spesso rispetto all’elettrico puro. Il richiamo spontaneo del marchio è quindi già presente, ma appare più forte nelle auto elettriche che nelle plug-in.

Figura 2. BYD emerge come secondo marchio citato spontaneamente nelle auto elettriche, dietro Tesla. Nelle plug-in resta seconda dietro Toyota, ma con una frequenza di citazione più bassa rispetto all’elettrico puro.

Il quadro si rafforza quando i marchi vengono proposti direttamente. Tra i brand cinesi considerati nell’indagine, BYD è quello più noto almeno di nome, davanti a MG, Omoda/Jaecoo, Lynk & Co/Geely e Leapmotor. Tra i nuovi costruttori cinesi, quindi, BYD emerge già come uno dei riferimenti più riconoscibili.

Figura 3. BYD è il marchio cinese più noto almeno di nome nel campione, davanti a MG, Omoda/Jaecoo, Lynk & Co/Geely e Leapmotor.

Resta però un limite nel grado di familiarità con il brand. Tra chi dichiara di aver già sentito parlare di BYD, più della metà afferma di conoscere ancora poco il marchio.

Figura 4. Il grafico è costruito solo sui rispondenti che dichiarano di conoscere BYD almeno di nome. La familiarità resta prevalentemente intermedia: solo una quota limitata dichiara di conoscere il marchio molto bene.

Questo limite si riflette anche nella parte finale del funnel. Tra i rispondenti che potrebbero acquistare un’auto nei prossimi anni e che non escludono a priori un marchio cinese, il 54,9% prenderebbe in considerazione BYD. Sullo stesso campione, però, solo il 38,2% la vede come possibile scelta finale.

BYD è quindi già presente nella mente dei consumatori, ma non ha ancora raggiunto un livello di familiarità sufficiente per essere valutata con piena sicurezza.

L’obiettivo diventa quindi trasformare questa notorietà iniziale in una conoscenza più concreta. Per farlo, occorre stimolare curiosità, rendere più accessibili le informazioni sul brand e creare occasioni di contatto diretto con il prodotto. In parallelo, la comunicazione dovrebbe concentrarsi sugli elementi che riducono l’incertezza e possono trasformare l’interesse iniziale in una decisione d’acquisto più convinta.

La scelta dell’auto resta guidata da criteri pragmatici

Per capire quali siano questi elementi, è utile osservare i criteri con cui i rispondenti valutano l’acquisto di un’auto. L’analisi delle importanze medie mostra un orientamento molto concreto. Su una scala da 1 a 9, ai primi posti compaiono qualità costruttiva e affidabilità, autonomia e consumi, prezzo di acquisto, comfort e garanzie. Subito dopo emergono sicurezza, disponibilità dei ricambi e rete di assistenza.

Figura 5. I criteri di scelta più importanti riguardano soprattutto qualità, affidabilità, autonomia, prezzo, garanzie, sicurezza, ricambi e rete di assistenza. La scelta del veicolo elettrificato appare quindi più pragmatica che simbolica.

La scelta dell’auto non si costruisce solo sul fascino del marchio o sulla novità tecnologica. In una fase di cambiamento del settore, i consumatori danno priorità a ciò che riduce il rischio percepito: affidabilità, costi prevedibili, continuità d’uso e supporto dopo l’acquisto.

La centralità degli aspetti funzionali emerge anche dall’analisi della soddisfazione verso l’auto attualmente utilizzata. Nel modello di regressione sulla soddisfazione complessiva, qualità e affidabilità risultano il driver principale. Seguono tecnologia e connettività, autonomia e consumi, design, ricambi e tempi di riparazione. L’esperienza di possesso dipende quindi dall’equilibrio tra prodotto, utilizzo quotidiano e continuità del supporto.

Figura 6. Contributo percentuale dei driver inclusi nel modello di regressione finale sulla soddisfazione complessiva verso l’auto attualmente utilizzata. Il modello di regressione lineare multipla stepwise presenta coefficienti positivi, con R² pari a 0,543 e R² adattato pari a 0,535.

Gli elementi più simbolici, come il prestigio del marchio, risultano meno centrali di quanto si possa pensare. Per BYD questo è un risultato rilevante. Da un lato, riduce il vantaggio implicito della reputazione storica dei costruttori tradizionali. Dall’altro, impone al marchio di dimostrare rapidamente solidità, qualità del servizio e capacità di accompagnare il cliente nel tempo.

Dove nasce la diffidenza verso i marchi cinesi

Parte della comunicazione di BYD deve essere orientata anche a rassicurare chi oggi esclude o guarda con cautela l’acquisto di un veicolo cinese. Questa diffidenza, infatti, nasce dagli stessi elementi emersi nei paragrafi precedenti e non è unicamente legata al Paese di origine. Pesano soprattutto elementi legati all’esperienza di possesso: qualità e affidabilità, ricambi, tempi di riparazione, rete di assistenza e valore residuo.

Figura 7. Le principali barriere verso i marchi cinesi riguardano qualità e affidabilità, ricambi e tempi di riparazione, rete di assistenza e valore residuo. Il Paese di origine pesa meno rispetto agli aspetti operativi del post-vendita.

Il consumatore non si chiede semplicemente se un’auto cinese sia tecnologicamente valida, ma se il marchio sarà in grado di assisterlo nel tempo, garantire ricambi, tutelare il valore del veicolo e assicurare un’esperienza di possesso affidabile.

Le leve per aumentare la consideration di BYD

Le leve che aiuterebbero a considerare seriamente BYD rispondono direttamente ai freni appena osservati. Il prezzo più conveniente resta il primo elemento indicato, ma non agisce da solo. Contano anche garanzie più rassicuranti, officine autorizzate vicine, recensioni positive di clienti reali e tempi certi su ricambi e riparazioni. Il punto è chiaro: la fiducia si costruisce soprattutto riducendo l’incertezza dopo l’acquisto.

Figura 8. Il prezzo più conveniente è la leva principale, ma garanzie, assistenza, recensioni reali e tempi certi su ricambi e riparazioni confermano che BYD deve soprattutto rassicurare il consumatore.

Per BYD, questo significa spostare parte della comunicazione dal prodotto in sé agli elementi e ai servizi che aiutano a trasformare il rischio percepito in fiducia. Rete di assistenza, tempi di intervento, disponibilità dei ricambi e garanzie sulla batteria devono diventare parte integrante del posizionamento del marchio.

Queste leve non pesano allo stesso modo per tutti. La segmentazione del campione aiuta a capire come utilizzarle.

Quattro profili di domanda

La cluster analysis consente di leggere il campione in modo più operativo, distinguendo quattro profili di domanda in base al diverso peso attribuito ai criteri di scelta dell’auto. Il riferimento è soprattutto al contesto delle alternative elettrificate.

I Viaggiatori privilegiano dotazione e comodità di utilizzo. Per loro contano tecnologia, sicurezza, autonomia, consumi, rapidità di ricarica e praticità quotidiana.
Gli Esigenti rappresentano il profilo più completo. Cercano affidabilità e supporto post-vendita, ma anche dotazione, comodità e accessibilità economico-funzionale.
I Risparmiatori guardano soprattutto alla sostenibilità economica della scelta, quindi a prezzo, comfort e tenuta del valore nel tempo.
Gli Appassionati mantengono un legame più forte con la dimensione emozionale dell’auto: brand, performance e design. Anche per loro, però, affidabilità e supporto restano rilevanti.

Figura 9. La cluster analysis k-means su 278 casi completi individua quattro profili di domanda, diversi per peso e priorità di scelta.

Questi profili mostrano che la domanda non può essere trattata come un blocco unico. La stessa offerta BYD può assumere significati diversi a seconda del target. Per i Viaggiatori, più aperti alla transizione elettrificata ma attenti alla praticità, il messaggio dovrebbe concentrarsi su autonomia credibile, consumi, gestione della ricarica e prova del prodotto. La dotazione resta un ulteriore elemento di rassicurazione. Per gli Esigenti, che risultano più vicini a BYD e ai marchi cinesi, diventano centrali gamma plug-in, dotazioni, garanzie forti, dealer e post-vendita credibili. Per i Risparmiatori, la distanza è soprattutto economica e di rischio percepito. Servono quindi modelli accessibili, formule semplici e rassicurazioni sul valore nel tempo. Per gli Appassionati, più legati all’auto tradizionale e meno immediatamente aperti a elettrificazione e marchi cinesi, contano invece test drive, recensioni tecniche, design, performance e qualità percepita.

La segmentazione rende quindi più concreto il passaggio dalle evidenze alle azioni: non tutti i consumatori chiedono le stesse rassicurazioni, né reagiscono agli stessi messaggi.

Implicazioni manageriali e conclusione

I risultati indicano che la principale sfida di BYD in Italia è valorizzare la crescente notorietà del marchio rafforzandone la credibilità nel momento della valutazione d’acquisto. Per questo, la comunicazione non dovrebbe limitarsi a prezzo e tecnologia, ma includere con maggiore chiarezza gli elementi che riguardano l’esperienza successiva all’acquisto.

In questa direzione, sarebbe utile rendere più visibile la rete di assistenza, spiegare le garanzie in modo semplice e comunicare con maggiore chiarezza i tempi legati a ricambi e riparazioni. Anche il richiamo alla Blade Battery, coperta per 8 anni o 250.000 km, può rafforzare il messaggio di affidabilità, soprattutto per chi valuta BYD ma mantiene ancora dubbi sulla durata del veicolo e sul post-vendita.

La prova diretta del prodotto resta altrettanto importante. Test drive, eventi locali e roadshow possono ridurre la distanza tra curiosità e decisione d’acquisto, soprattutto tra i consumatori che chiedono conferme pratiche prima di cambiare marca o alimentazione. In parallelo, BYD potrebbe valorizzare maggiormente il passaparola: tra i possessori di marchi cinesi emerge infatti un NPS positivo pari a +37,5 punti, contro i -3,8 punti dei marchi tradizionali europei. Recensioni reali, testimonianze e programmi di referral possono quindi contribuire a trasformare l’esperienza dei clienti soddisfatti in uno strumento di rassicurazione per i nuovi potenziali acquirenti.

Anche la gamma dovrebbe essere letta in questa prospettiva. I modelli plug-in, in particolare le soluzioni DM-i, possono favorire la conversione dei consumatori più prudenti, perché offrono una forma di elettrificazione più flessibile e meno dipendente dalla ricarica. I modelli full electric, invece, possono continuare a rafforzare l’immagine tecnologica del marchio.

Nel complesso, BYD può crescere in Italia se riesce a unire convenienza, innovazione e solidità del servizio, rendendo il marchio non solo interessante, ma concretamente affidabile nel tempo.

Nota conclusiva: il ruolo dei mercati esteri per BYD

Dopo la chiusura della ricerca, alcuni sviluppi di mercato hanno reso il caso BYD ancora più interessante. Il gruppo sta affrontando una fase più complessa nel mercato cinese, segnata da un rallentamento delle vendite e da una competizione sui prezzi sempre più intensa. Le vendite all’estero restano invece un’area di forte crescita: il gruppo ha dichiarato fiducia nell’obiettivo di raggiungere 1,5 milioni di unità vendute fuori dalla Cina nel 2026.

Per questo, l’Europa, con l’Italia in particolare, diventa un terreno competitivo decisivo. Nel mercato interno BYD deve difendere volumi e margini. All’estero, invece, può costruire posizionamento, riconoscibilità e fiducia presso consumatori che stanno ancora formando la propria percezione dei marchi cinesi. La sfida non sarà solo vendere più auto, ma trasformare il vantaggio industriale in credibilità commerciale.

Da questo punto di vista, il controllo diretto sulla tecnologia delle batterie rappresenta una leva strategica centrale. La Blade Battery e l’integrazione tra batteria, veicolo e piattaforme ibride ed elettriche consentono al gruppo di presentarsi non soltanto come nuovo costruttore automobilistico, ma come operatore industriale integrato.

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