Adempimento collaborativo, rischio fiscale e i loro effetti sull’equity value: un’analisi empirica del contesto italiano

Autore: Marco Francesco Paolillo
Data: 21-11-2025
Dalla compliance alla creazione di valore: il ruolo della trasparenza fiscale
Nel contesto fiscale odierno, sempre più complesso, la gestione della tassazione può incidere in modo significativo sulla stabilità finanziaria e sulla reputazione delle aziende. La mia ricerca analizza come la cooperative compliance, un modello che promuove fiducia e dialogo tra imprese e amministrazione fiscale, possa contribuire ad accrescere il valore azionario di una società.
Il principio di fondo è chiaro: un approccio proattivo e trasparente alla gestione del rischio fiscale riduce la probabilità di controversie e costi inattesi. Ciò rafforza le relazioni con l’autorità tributaria, aumenta la fiducia degli investitori e genera benefici duraturi per l’impresa.
In Italia, il regime di Adempimento Collaborativo rappresenta una svolta rispetto ai tradizionali sistemi di controllo di tipo ispettivo e conflittuale. Le aziende che vi aderiscono si impegnano a implementare un sistema interno di gestione del rischio fiscale e a comunicare tempestivamente eventuali criticità, ottenendo in cambio minori verifiche e chiarimenti più rapidi da parte dell’amministrazione finanziaria.
Attraverso un’analisi quantitativa supportata da una survey condotta per conto di STS Deloitte, la ricerca esplora se un modello di governance improntato alla trasparenza possa tradursi in un vantaggio competitivo reale. I risultati indicano che la cooperative compliance non solo favorisce la correttezza fiscale, ma rafforza la reputazione aziendale, riduce l’incertezza e trasforma la gestione del rischio tributario da mero centro di costo a leva di creazione di valore sostenibile.
Obiettivi e metodo della ricerca
La ricerca aveva un obiettivo principale: comprendere se e in che modo la partecipazione al regime di Adempimento Collaborativo possa influenzare l’equity value aziendale. Allo stesso tempo, si è voluto evidenziare i benefici di una gestione fiscale trasparente e collaborativa, mostrare come la riduzione del rischio fiscale possa favorire la creazione di valore, e sottolineare i vantaggi strategici derivanti dall’adozione di questo modello.
In sintesi, l’analisi mirava a verificare se le imprese che aderiscono al regime sperimentino un rischio fiscale inferiore e se tale maggiore stabilità si rifletta in un valore azionario più elevato.
Lo studio combina approcci sia qualitativi che quantitativi. Dopo aver definito le tipologie di rischio fiscale considerate nell’analisi, ossia quelle relative a controversie fiscali, errori interni e accantonamenti, ho esplorato l’impatto del rischio fiscale sui modelli di valutazione finanziaria come il CAPM e il DCF, che ho successivamente utilizzato per stimare l’equity value delle imprese analizzate.
Tuttavia, il fulcro della ricerca risiede nella costruzione del dataset. L’analisi ha coperto i bilanci di 50 imprese ottenuti dal database AIDA, e, ove disponibili, integrati con i rapporti finanziari pubblicati nelle sezioni di Investor Relations dei siti web ufficiali delle aziende: 25 partecipanti al regime di Adempimento Collaborativo e 25 non partecipanti. Ogni impresa è stata osservata in un periodo di dieci anni (2015–2024), per un totale di 500 osservazioni.
Il dataset include diverse variabili di controllo, come anno, settore e ricavi, che dovevano essere pari o superiori a 750 milioni di euro, poiché questo è l’attuale limite per le società o i gruppi che possono richiedere l’adesione al regime. Tale soglia sarà abbassata a 500 milioni a partire dal 2026.
Le principali variabili analizzate dal modello sono:
- una variabile dummy indicante la partecipazione al regime;
- gli accantonamenti a fondo rischi tributario;
- le spese per rischi fiscali, che possono derivare da contenziosi o da errori interni;
- il valore azionario, calcolato tramite flussi di cassa attualizzati utilizzando il costo del capitale proprio stimato attraverso il modello CAPM.
Risultati chiave dell’analisi


I primi grafici su cui desidero concentrarmi mostrano la variazione percentuale degli accantonamenti per rischi fiscali e delle spese legate alla fiscalità prima e dopo l’ingresso nel regime di Adempimento Collaborativo. Come si può osservare, la maggior parte delle aziende analizzate ha registrato una riduzione significativa in entrambi gli indicatori.
Nei pochi casi in cui ciò non è avvenuto, le motivazioni sono piuttosto semplici: o l’impresa ha costituito o incrementato un fondo rischi fiscali solo dopo l’adesione al regime, oppure ha ricevuto accertamenti relativi a periodi d’imposta precedenti all’ingresso.
È interessante notare che questo risultato è coerente con quanto emerso dall’indagine condotta per STS Deloitte, secondo cui tutte le controversie fiscali affrontate dalle imprese dopo l’adesione al regime si riferivano a esercizi anteriori alla partecipazione. In effetti, la maggior parte delle aziende entrate nel programma tra il 2016 e il 2018 ha successivamente chiuso le proprie pendenze con l’Amministrazione finanziaria e ha beneficiato di sanzioni ridotte.
Ciò accade perché il modello di cooperative compliance rafforza la credibilità legale dell’impresa: difendere un’azienda che ha adottato un solido Tax Control Framework e opera all’interno del regime è completamente diverso dal difendere un soggetto privo di un sistema strutturato di gestione del rischio fiscale. Nel primo caso, l’impresa può facilmente dimostrare buona fede e conformità proattiva, mentre nel secondo spesso fatica a provare di aver adottato misure adeguate a prevenire irregolarità tributarie.


Questi due grafici mettono a confronto le imprese che partecipano al regime con quelle che non vi aderiscono, nell’arco degli ultimi tre anni. Come si può osservare, le aziende incluse nel regime presentano spese fiscali inferiori e accantonamenti più prudenti rispetto a quelle non partecipanti.
Il t-test eseguito su queste variabili conferma tali risultati: le imprese aderenti hanno registrato spese legate ai rischi fiscali inferiori di circa 2 milioni di euro e accantonamenti medi superiori di circa 15 milioni di euro rispetto alle non aderenti. Queste evidenze mettono in luce un approccio più prudente e strategico alla gestione del rischio fiscale da parte delle aziende che operano all’interno del modello di cooperative compliance.

È stato stimato un modello di regressione lineare multipla, che ha mostrato un livello di significatività statistica soddisfacente (R² = 0,40). I risultati indicano che la partecipazione al regime è correlata positivamente con l’equity value, mentre un aumento degli accantonamenti per rischi fiscali tende a ridurlo.
Nel modello iniziale, le spese fiscali hanno mostrato inaspettatamente una correlazione positiva con il valore azionario, in contrasto con le aspettative teoriche. Per approfondire questa anomalia, sono stati eseguiti test volti a verificare la multicollinearità e la linearità del modello, i quali hanno confermato la robustezza della regressione ed escluso la presenza di problemi significativi di multicollinearità.


Successivamente è stato applicato un modello logaritmico per correggere l’effetto di scala osservato nel primo modello, consentendo così il confronto tra imprese di dimensioni diverse.
I risultati corretti hanno confermato la relazione negativa attesa tra le spese fiscali e il valore azionario, chiarendo che la correlazione positiva iniziale era dovuta principalmente alle dimensioni aziendali, poiché le imprese di maggiori dimensioni tendono a sostenere costi fiscali assoluti più elevati.

Conclusioni
L’analisi mostra che la partecipazione al regime di Adempimento Collaborativo è associata a un equity value più elevato, determinato da una riduzione dell’incertezza fiscale e da un approccio più prudente alla gestione del rischio tributario.
Da questa ricerca emerge che la cooperative compliance non è soltanto uno strumento capace di rafforzare trasparenza, stabilità e fiducia tra azionisti e stakeholder, ma rappresenta anche una vera e propria leva di creazione di valore.
Questo studio costituisce il primo tentativo quantitativo di analizzare la relazione tra cooperative compliance e valore azionario nel contesto italiano. Le ricerche future potrebbero ampliare il campione includendo le imprese che aderiranno al regime nei prossimi anni e introducendo ulteriori variabili, come l’Effective Tax Rate (ETR), al fine di approfondire gli effetti di lungo periodo della governance fiscale sul valore d’impresa. Un ulteriore sviluppo interessante potrebbe consistere in un confronto a livello internazionale, per valutare se gli effetti osservati si confermino anche in contesti fiscali e normativi differenti.
