{"id":6698,"date":"2026-07-03T10:29:57","date_gmt":"2026-07-03T08:29:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.analyticsarts.it\/?p=6698"},"modified":"2026-07-03T10:32:43","modified_gmt":"2026-07-03T08:32:43","slug":"il-co-branding-tra-brand-lusso-mass-market-analisi-delle-preferenze-consumatori-tramite-adaptive-choice-based-conjoint","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.analyticsarts.it\/it\/post\/il-co-branding-tra-brand-lusso-mass-market-analisi-delle-preferenze-consumatori-tramite-adaptive-choice-based-conjoint\/","title":{"rendered":"Il co-branding tra Brand di Lusso e Mass Market: un\u2019analisi delle preferenze dei consumatori tramite Adaptive Choice-Based Conjoint (ACBC)"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\">[vc_row][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1705652436540{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;]\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6701 \" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"151\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1.jpg 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 151px) 100vw, 151px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-size: 12px; margin: 0px; line-height: 1.2; text-align: left;\">Autore: <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/lucia-scalinci-130905235\/\">Lucia Scalinci<\/a><br \/>\nData: 03-07-2026<\/p>\n<p>In un settore caratterizzato da dinamismo e sperimentazione, le <strong>strategie di co-branding<\/strong>, rappresentano una delle leve pi\u00f9 utilizzate per interpretare la contemporaneit\u00e0. La mia ricerca si \u00e8 proposta di analizzare come questa tipologia di collaborazioni influenzino la percezione di valore di un brand di lusso quando decide di affiancarsi ad un marchio mass market. Utilizzando un approccio di ricerca basata su modelli quantitativi avanzati: Adaptive Choice-Based Conjoint (ACBC) ed esercizio MaxDiff (o anche detto Best Worst Scaling) con applicazione della funzione Latent Class Analysis, lo studio mostra che qualit\u00e0 percepita, accessibilit\u00e0 di prezzo e coerenza tra i brand sono i fattori dominanti nella scelta, mentre hype generata e creazione di edizioni esclusive e limitate nel tempo hanno un impatto secondario.<\/p>\n<p>Infine, \u00e8 stata dedicata particolare attenzione ai brand fast fashion prendendo in esame il caso Zara (brand del Gruppo Inditex) ipotizzando quale potrebbe essere la reazione dei consumatori per un\u2019ipotetica collaborazione con un brand di lusso.<\/p>\n<p><strong>CONTESTO DI MERCATO<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso degli anni, il concetto di lusso nel settore moda ha subito una profonda trasformazione. Gi\u00e0 nella sua origine etimologica, il termine <em>lux<\/em> racchiude una duplice accezione \u2014 luce e raffinatezza, ma anche eccesso (<em>luxuria<\/em>) \u2014 riflettendo la tensione tra desiderabilit\u00e0 e ostentazione (Aiello &amp; Donvito, 2006).<\/p>\n<p>Nel tempo, il lusso ha progressivamente integrato logiche del mass market, dando origine alla cosiddetta democratizzazione del lusso, caratterizzata da una minore ostentazione e da una maggiore centralit\u00e0 dell\u2019esperienza, in particolare in store, quale leva di ridefinizione del valore percepito (Truchi, 2006).<\/p>\n<p>L\u2019industria globale del lusso, stimata in circa 285 miliardi di dollari con una crescita annua del 4% (Spocket, 2025), \u00e8 trainata da consumatori ad alto reddito e dalla Generazione Z, pi\u00f9 digitalizzata e sensibile a esperienzialit\u00e0 e storytelling. Di conseguenza, le maison hanno affiancato al patrimonio artigianale strategie contemporanee quali capsule collection, edizioni limitate, moda virtuale e collaborazioni con influencer e celebrit\u00e0. In questo scenario, brand come Louis Vuitton, Dior, Gucci, Prada, Balenciaga e Fendi si distinguono per valore e rilevanza culturale, grazie alla capacit\u00e0 di integrare heritage e innovazione.<\/p>\n<p>Il lusso contemporaneo supera la dimensione del mero prestigio, fondandosi sulla capacit\u00e0 di costruire narrazioni coinvolgenti e mantenere una connessione autentica con le nuove generazioni, integrando linguaggi provenienti da streetwear, sportswear e fast fashion senza perdere identit\u00e0.<\/p>\n<p>I risultati evidenziano come la legittimit\u00e0 percepita delle collaborazioni sia cruciale: la coerenza culturale, estetica e valoriale tra i brand ne determina l\u2019autenticit\u00e0, mentre disallineamenti generano rifiuto e rischio di diluizione dell\u2019immagine. L\u2019ingresso di consumatori pi\u00f9 giovani e globalizzati, in particolare Millennials e Gen Z, ha spinto le maison a rivedere identit\u00e0 e comunicazione, adottando linguaggi pi\u00f9 contemporanei e modalit\u00e0 di interazione dirette.<\/p>\n<p>La scelta del partner risponde a obiettivi strategici quali ampliamento del target, ringiovanimento dell\u2019immagine, aumento della rilevanza culturale ed espansione in nuovi mercati. In linea con Okonkwo, il co-branding rappresenta uno strumento efficace per dialogare con nuove audience senza compromettere l\u2019integrit\u00e0 del marchio (Okonkwo, 2007). In tale prospettiva, le collaborazioni tra lusso e mass market si configurano come operazioni di marketing esperienziale, capaci di generare coinvolgimento e hype, trasformando il prodotto in un accesso a un\u2019esperienza simbolica in cui il valore risiede sia nell\u2019oggetto sia nella narrazione che lo accompagna.<\/p>\n<p><strong>METODOLOGIA<\/strong><\/p>\n<p>La ricerca si basa su un disegno di analisi congiunta avanzata supportato da analisi quantitative preliminari. Le funzioni e metodologie utilizzate per l\u2019analisi dei dati del questionario sono:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>MaxDiff<\/strong> per misurare l\u2019importanza relativa di una serie di attributi predefiniti sulla base delle ricerche effettuate nella fase empirica;<\/li>\n<li><strong>ACBC (Adaptive Choice-Based Conjoint)<\/strong> con stima Hierarchical Bayes per calcolare le utilit\u00e0 individuali;<\/li>\n<li><strong>Latent Class Analysis<\/strong> applicata alla funzione MaxDiff per identificare 5 diversi segmenti di consumatori con la formattazione condizionata;<\/li>\n<li><strong>Simulazioni di mercato<\/strong> per stimare le quote di preferenza ed individuare i buyer persona.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>ANALISI QUANTITATIVA PRELIMINARE<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Descrizione del campione <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il questionario \u00e8 stato somministrato a 803 rispondenti tramite metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), rivolgendosi a individui interessati al settore moda e lusso. A seguito della fase di data cleaning, il campione finale analizzato \u00e8 composto da 243 osservazioni valide.<\/p>\n<p>In termini anagrafici, il campione presenta una buona eterogeneit\u00e0 generazionale: risultano rappresentati il 42% appartenenti alla Generazione Z, il 38% Boomer, il 20% Millenial (Grafico 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-6703 \" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture2.png\" alt=\"\" width=\"475\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture2.png 918w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture2-300x122.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture2-768x311.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"line-height: 115%; text-align: center;\"><i><span style=\"font-size: 11.0pt; line-height: 115%;\">Grafico 1: Risultati \u201cEt\u00e0\u201d<\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 115%;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; line-height: 115%;\">Dal punto di vista occupazionale, prevalgono gli impiegati (42%), seguiti dagli studenti (29%), evidenziando una partecipazione bilanciata tra individui gi\u00e0 inseriti nel mercato del lavoro e soggetti in formazione. Completano il campione liberi professionisti (9%), individui in cerca di occupazione (6%) e una quota residuale classificata come \u201cAltro\u201d (14%) (Grafico 2).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6705  aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture3-300x137.png\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture3-300x137.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture3-768x350.png 768w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture3.png 894w\" sizes=\"auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"line-height: 115%; text-align: center;\"><i><span style=\"font-size: 11.0pt; line-height: 115%;\">Grafico 2: Risultati \u201cProfessione\u201d<\/span><\/i><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"line-height: 115%;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; line-height: 115%;\">Per quanto riguarda la situazione reddituale, la distribuzione del campione mostra una prevalenza di soggetti appartenenti alle fasce di reddito medio-basse, coerente con la composizione per et\u00e0 e condizione professionale osservata (Grafico 3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-6707 \" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture4-300x136.png\" alt=\"\" width=\"455\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture4-300x136.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture4-768x349.png 768w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture4.png 918w\" sizes=\"auto, (max-width: 455px) 100vw, 455px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Grafico 3: Risultati \u201cReddito\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Weights di post-stratificazione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Al fine di correggere eventuali squilibri campionari, sono stati applicati pesi di post-stratificazione alle variabili socio-demografiche che presentavano distribuzioni non allineate.<\/p>\n<p>In particolare, per la variabile <strong>Genere<\/strong>, il campione evidenzia una sovra-rappresentazione femminile (69% femmine, 30% maschi, 1% non risposta). Tale distribuzione \u00e8 stata riequilibrata mediante l\u2019applicazione di pesi correttivi, assegnando pari incidenza alle categorie principali (Tabella 1).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6709  aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture5-300x61.png\" alt=\"\" width=\"516\" height=\"105\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture5-300x61.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture5.png 591w\" sizes=\"auto, (max-width: 516px) 100vw, 516px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tabella 1: Weights di post-stratificazione \u201cGenere\u201d<\/em><\/p>\n<p>Analogamente, per la variabile <strong>Residenza<\/strong>, si osserva una forte concentrazione nel Sud Italia (84%), rispetto a Nord (11%), Centro (5%) ed estero (1%). Anche in questo caso, la distribuzione \u00e8 stata corretta attraverso pesi di post-stratificazione, al fine di garantire una maggiore rappresentativit\u00e0 territoriale del campione (Tabella 2).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6711  aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture6-300x77.png\" alt=\"\" width=\"530\" height=\"136\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture6-300x77.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture6.png 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tabella 2: Weights di post-stratificazione \u201cResidenza\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>METODOLOGIE DI ANALISI<\/strong><\/p>\n<p>Nel complesso, le analisi MaxDiff e ACBC\/HB delineano un profilo di consumatore consapevole e selettivo, che tende a valutare le collaborazioni in base alla credibilit\u00e0 del brand, al rapporto qualit\u00e0 prezzo e alla coerenza comunicativa, pi\u00f9 che all\u2019ostentazione del lusso e all\u2019effetto novit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><em>Evidenze dell\u2019analisi MAXDIFF<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi Maximum Differences Scaling \u2013 MaxDiff (anche detta analisi Best-Worst Scaling) evidenzia in modo chiaro i principali fattori che guidano la valutazione delle collaborazioni tra brand di lusso e marchi mass market. I driver pi\u00f9 rilevanti risultano essere:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Qualit\u00e0 percepita in relazione al prezzo <\/strong>intesa come coerenza tra il posizionamento del prodotto e il valore effettivamente offerto;<\/li>\n<li><strong>Prezzo pi\u00f9 accessibile rispetto al lusso tradizionale<\/strong>, elemento centrale nella legittimazione dell\u2019acquisto;<\/li>\n<li><strong>Coerenza tra i due brand coinvolti <\/strong>sia a livello valoriale che di immagine.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Al contrario, elementi spesso enfatizzati nella comunicazione come hype mediatico ed edizioni limitate, emergono come fattori secondari nella percezione di valore della collaborazione tra maison e brand mass market per il campione in analisi.<\/p>\n<p>Questi risultati suggeriscono che il consumatore contemporaneo non ricerca un lusso spettacolarizzato, ma piuttosto un \u201clusso giustificato\u201d: \u00e8 disposto ad accettare un prezzo premium rispetto al mass market, purch\u00e9 questo sia supportato da un aumento della qualit\u00e0 tangibile e coerenza con l\u2019identit\u00e0 dei due brand coinvolti.<\/p>\n<p><strong><em>Evidenze dall\u2019analisi ADAPTIVE CHOICE-BASED CONJOINT (ACBC)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi ACBC, condotta attraverso il modello <strong>HB (<em>Hierarchical Bayes<\/em>)<\/strong>, ha consentito di approfondire le utilit\u00e0 parziali individuali associate ai singoli livelli degli attributi presentati ai consumatori rispetto alle diverse configurazioni di co-branding tra lusso e mass market. I risultati delineano un quadro chiaro delle tendenze emergenti nel settore fashion-luxury, delineando un consumatore attento, pragmatico e orientato al valore, ma allo stesso tempo sensibile alla coerenza e alla credibilit\u00e0 del brand partner.<\/p>\n<p>Il <strong>prezzo<\/strong> emerge come l\u2019attributo pi\u00f9 rilevante nel processo decisionale, confermando come la componente economica rimanga centrale anche nel contesto del lusso accessibile. Tra gli altri fattori, assume rilievo il <strong>canale di vendita<\/strong>, con una preferenza per i negozi fisici, a conferma dell\u2019importanza dell\u2019esperienza diretta con il brand e il prodotto.<\/p>\n<p>Nella scelta della tipologia di brand-partner, le collaborazioni con marchi sportivi risultano le pi\u00f9 apprezzate, evidenziando la forza simbolica dell\u2019integrazione tra lusso ed elementi percepiti come autentici e vicini al consumatore. In termini di <strong>tipologia di prodotto<\/strong>, si registra una preferenza per l\u2019abbigliamento rispetto a calzature e accessori.<\/p>\n<p>Infine, il minor impatto dell\u2019edizione limitata rispetto all\u2019<strong>edizione<\/strong> <strong>permanente <\/strong>suggerisce che i consumatori apprezzano la continuit\u00e0 e accessibilit\u00e0 nel tempo pi\u00f9 dell\u2019esclusivit\u00e0 momentanea, in linea con una visione del lusso sempre meno elitari e pi\u00f9 democratica.<\/p>\n<p><strong>SEGMENTAZIONE DEL MERCATO<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Segmentazione tramite Latent Class Analysis<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per approfondire le differenze nei comportamenti e nelle preferenze dei consumatori rispetto alle collaborazioni tra brand di lusso e marchi mass market, il campione \u00e8 stato segmentato attraverso una <strong>Latent Class Analysis (LCA)<\/strong> applicata ai risultati della stima <strong>Hierarchical Bayes (HB)<\/strong> dell\u2019esercizio MaxDiff. Dopo diverse iterazioni di modello, la soluzione a <strong>cinque cluster<\/strong> \u00e8 risultata la pi\u00f9 equilibrata e interpretativamente significativa, sulla base degli indicatori di bont\u00e0 di adattamento (LL, BIC e Chi-square). Tale configurazione consente di identificare pattern distinti in termini di driver di scelta, sensibilit\u00e0 al prezzo e percezione del valore. L\u2019analisi individua cinque cluster, ciascuno caratterizzato da una gerarchia di attributi differente (Tabella 3).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6713  aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture7-300x69.png\" alt=\"\" width=\"526\" height=\"121\" srcset=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture7-300x69.png 300w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture7-768x178.png 768w, https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/picture7.png 981w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tabella 3: Formattazione condizionale per colonna<\/em><\/p>\n<p>La distribuzione dei segmenti \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p>I <strong>Consumisti Essenziali<\/strong> (Cluster 4 &#8211; 28%), gruppo pi\u00f9 numeroso, sono guidati dalla qualit\u00e0 percepita e dall\u2019utilit\u00e0 del prodotto, privilegiando collaborazioni funzionali e affidabili. I <strong>Sensibili al Prezzo<\/strong> (Cluster 3 &#8211; 21%) attribuiscono centralit\u00e0 all\u2019accessibilit\u00e0 economica, valutando positivamente le collaborazioni che rendono il lusso pi\u00f9 raggiungibile.<\/p>\n<p>I <strong>Ricercatori di Tendenza<\/strong> (Cluster 1 &#8211; 19%) mostrano invece una forte attenzione a hype, visibilit\u00e0 sociale e design distintivo, interpretando il prodotto come strumento di espressione simbolica. I <strong>Razionali del Valore<\/strong> (Cluster 2 &#8211; 19%) adottano un approccio pragmatico, basato sul rapporto qualit\u00e0\u2013prezzo, accettando l\u2019acquisto solo se supportato da una qualit\u00e0 percepita credibile.<\/p>\n<p>Infine, i <strong>Custodi della Brand Identity<\/strong> (Cluster 5 &#8211; 13%) attribuiscono massima importanza alla coerenza tra i brand: il co-branding \u00e8 accettato solo se rafforza l\u2019identit\u00e0 e il capitale simbolico della marca, mentre prezzo e visibilit\u00e0 assumono un ruolo secondario.<\/p>\n<p><strong>SIMULAZIONI COMPETITIVE<\/strong><\/p>\n<p>Le simulazioni di mercato evidenziano come il co-branding nel lusso non sia una strategia universalmente efficace, ma uno strumento da calibrare con precisione in funzione del target. Emergono tre buyer persona chiave:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>New Luxury Buyers<\/strong>: prevalentemente Millennial con reddito medio (30.000\u20ac\u201350.000\u20ac), mostrano un atteggiamento positivo verso il co-branding, interpretato come evoluzione naturale del lusso contemporaneo. Orientati al valore, valutano l\u2019acquisto come equilibrio tra qualit\u00e0 ed esperienza, privilegiando collaborazioni credibili e coerenti, soprattutto attraverso il canale fisico. Questo profilo si allinea ai \u201cRazionali del Valore\u201d e risulta determinante nel successo di collaborazioni come Prada x Adidas, percepite come forme legittime di lusso accessibile.<\/li>\n<li><strong>Custodi del Lusso Autentico<\/strong>: trasversali per et\u00e0, attribuiscono priorit\u00e0 alla coerenza identitaria e alla qualit\u00e0. Generalmente scettici verso il co-branding, ne riconoscono la validit\u00e0 solo quando rafforza la brand equity, come nel caso di collaborazioni con brand sportivi percepite come autentiche. Privilegiano la sostanza rispetto allo status symbol e si allineano ai \u201cCustodi della Brand Identity\u201d.<\/li>\n<li><strong>Realistic Dreamers<\/strong>: rappresentano un ponte tra aspirazione e accessibilit\u00e0: riconoscono il valore simbolico del lusso, ma apprezzano collaborazioni con marchi fast fashion se coerenti e ben progettate. Pur aperti all\u2019innovazione, mantengono un approccio razionale, orientato al rapporto qualit\u00e0\u2013prezzo, in linea con i \u201cRazionali del Valore\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per i brand, il vero vantaggio competitivo risiede nella capacit\u00e0 di <strong>progettare collaborazioni differenziate<\/strong>, coerenti con l\u2019identit\u00e0 di marca e allineate alle aspettative di ciascun profilo, evitando scorciatoie basate esclusivamente sull\u2019hype o sulla visibilit\u00e0 mediatica.<\/p>\n<p><strong>IMPLICAZIONI MANAGERIALI<\/strong><\/p>\n<p>I risultati delle analisi MAXDIFF, ACBC e Market Simulator convergono su un punto chiave: il consumatore contemporaneo non cerca semplicemente un prodotto \u201cfirmato\u201d, ma un lusso giustificato, ovvero:<\/p>\n<ul>\n<li>Qualit\u00e0 elevata e tangibile, percepibile nei materiali, nel design e nella costruzione del prodotto<\/li>\n<li>Pricing equilibrato, accettato solo se supportato da un reale upgrade qualitativo<\/li>\n<li>Coerenza identitaria tra i brand coinvolti<\/li>\n<li>Storytelling credibile, che spieghi il senso della collaborazione<\/li>\n<li>Esperienza fisica e visibilit\u00e0 in store, capaci di legittimare il valore del prodotto<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il co-branding rappresenta una leva strategica solo se mantiene un <strong>equilibrio credibile tra accessibilit\u00e0 e coerenza<\/strong>: per i brand di lusso \u00e8 uno strumento di apertura controllata, mentre per i brand mass market \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 di legittimazione che richiede un reale upgrade di prodotto.<br \/>\nIn entrambi i casi, la ricerca dimostra che <strong>il valore percepito non nasce dal logo, ma dalla qualit\u00e0, dalla compatibilit\u00e0 culturale e dalla sostanza dell\u2019offerta<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>CASO STUDIO: ZARA<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Zara oggi: perch\u00e9 il valore non viene percepito<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Zara oggi presenta delle criticit\u00e0 evidenti quando propone prodotti a prezzo pi\u00f9 elevato o potenzialmente assimilabili a un posizionamento luxury-inspired. In particolare, emergono: un\u2019errata esposizione online e in store. che non distingue chiaramente i prodotti premium da quelli standard; una <strong>percezione di valore insufficiente<\/strong>, dovuta all\u2019assenza di segnali tangibili di qualit\u00e0 (materiali, narrazione, contesto); un <strong>eccesso estetico non supportato da contenuto<\/strong>, che viene interpretato come artificio anzich\u00e9 valore; e una <strong>comunicazione poco strutturata<\/strong>, priva di storytelling e momenti di lancio capaci di legittimare il prodotto.<\/p>\n<p>Questi elementi spiegano perch\u00e9, pur esistendo un interesse potenziale verso una collaborazione luxury\u2013Zara, una parte del campione adotti un atteggiamento prudente o scelga l\u2019opzione <em>None<\/em> nello scenario simulato.<\/p>\n<p><strong><em>Come dovrebbe intervenire Zara: indicazioni strategiche dalla ricerca<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sulla base dei risultati di ricerca e delle implicazioni manageriali emerse, per brand mass market come Zara, che mirano al settore del lusso, bisognerebbe intervenire con:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Zone dedicate alla linea in collaborazione<\/strong><br \/>\nCreare spazi fisici e digitali distinti \u00e8 fondamentale per segnalare immediatamente un diverso livello di valore. La separazione visiva legittima il prezzo e rafforza la percezione premium.<\/li>\n<li><strong>Simmetria di posizionamento tra fast fashion e lusso<\/strong><br \/>\nLa collaborazione deve apparire come un incontro tra pari, non come una semplice appropriazione del prestigio del brand di lusso. Questo rafforza la credibilit\u00e0 del progetto agli occhi dei <em>Custodi della Brand Identity<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Estetica pi\u00f9 minimalista e coerente<\/strong><br \/>\nLa ricerca mostra come la semplicit\u00e0 e la pulizia visiva siano pi\u00f9 efficaci dell\u2019eccesso decorativo nel comunicare qualit\u00e0 e valore duraturo.<\/li>\n<li><strong>Pricing giustificato da un reale aumento qualitativo<\/strong><br \/>\nIl prezzo pu\u00f2 salire, ma solo se il consumatore percepisce chiaramente materiali migliori, design pi\u00f9 curato e una proposta diversa dal core Zara.<\/li>\n<li><strong>Iniziative esperienziali con la maison<\/strong><br \/>\nEventi, presentazioni, storytelling condiviso e momenti di lancio aumentano la legittimit\u00e0 della collaborazione e rispondono al bisogno di esperienza espresso dai <em>New Luxury Buyers<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Comunicazione chiara e visibilit\u00e0 dedicata<\/strong><br \/>\nRaccontare il \u201cperch\u00e9\u201d della collaborazione \u00e8 essenziale: senza narrazione, il prodotto resta un oggetto costoso; con la narrazione, diventa un simbolo accessibile di lusso.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>Insight<\/em><\/strong><strong>: <\/strong>Zara non \u00e8 lontana dal poter competere nel campo del lusso accessibile, ma deve compiere un cambio di paradigma: non basta alzare il prezzo o migliorare il design, serve costruire nuovo valore.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione, i risultati della ricerca confermano che il co-branding tra brand di lusso e mass market non rappresenta pi\u00f9 un\u2019eccezione sperimentale, ma una <strong>leva strategica strutturale<\/strong> all\u2019interno del fenomeno del <em>masstige<\/em> <em>marketing<\/em> e delle strategie di <em>downward extension<\/em>.<\/p>\n<p>In un mercato sempre pi\u00f9 frammentato e competitivo, il successo del lusso contemporaneo non risiede nella chiusura elitista, ma nella capacit\u00e0 di <strong>democratizzare l\u2019accesso senza banalizzare il valore<\/strong>. Il co-branding, se guidato da strategia e coerenza, rappresenta oggi una delle leve pi\u00f9 potenti per costruire un lusso rilevante, credibile e sostenibile nel lungo periodo.<\/p>\n[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][mk_padding_divider][\/vc_column][\/vc_row]\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-5829 \" src=\"https:\/\/www.analyticsarts.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/fototessera_lucia-1-300x300.jpg\"  style=\"max-width:50px; height:auto; border-radius:50%;\"><\/p>\n<p>Lucia Scalinci<\/p>\n<p>In un settore caratterizzato da dinamismo e sperimentazione, le strategie di co-branding, rappresentano una delle leve pi\u00f9 utilizzate per interpretare la contemporaneit\u00e0. La mia ricerca si \u00e8 proposta di analizzare come questa tipologia di collaborazioni influenzino la percezione di valore di un brand di lusso quando decide di affiancarsi ad un marchio mass market. Utilizzando un approccio di ricerca basata su modelli quantitativi avanzati: Adaptive Choice-Based Conjoint (ACBC) ed esercizio MaxDiff (o anche detto Best Worst Scaling) con applicazione della funzione Latent Class Analysis, lo studio mostra che qualit\u00e0 percepita, accessibilit\u00e0 di prezzo e coerenza tra i brand sono i fattori dominanti nella scelta, mentre hype generata e creazione di edizioni esclusive e limitate nel tempo hanno un impatto secondario.<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":6735,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[127],"tags":[93,135,75,198],"class_list":["post-6698","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ricerche-quantitative","tag-cluster-analysis","tag-consumer-behavior-analysis-it","tag-fashion","tag-food-industry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il co-branding tra Brand di Lusso e Mass Market: un\u2019analisi delle preferenze dei consumatori tramite Adaptive Choice-Based Conjoint (ACBC) - Analytics Arts<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"In un settore caratterizzato da dinamismo e sperimentazione, le strategie di co-branding, rappresentano una delle leve pi\u00f9 utilizzate per interpretare la contemporaneit\u00e0. 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